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DIVIETI PERICOLO SCAMPATO


 L’articolo 8 del testo approvato  istituisce nove divieti che sarà bene tenere a mente:

 - vietato scavare prese o aggiungere sulle pareti prese artificiali

- vietato realizzare nuove ferrate o attrezzare nuove forre

- vietato percorrere i ghiaioni

- vietato uscire dai sentieri segnati

- vietato chiodare vie alpinistiche dall’alto

- vietati rumori o schiamazzi

- vietato usare motoslitte

- vietato usare moto da cross e quad

- vietato usare mezzi motorizzati lungo sentieri e mulattiere

 

Fin qui, niente da obiettare. L’articolo seguente, il nunmero 9,  dà però  al Parco Nazionale la facoltà di chiudere in qualsiasi momento sentieri e vie di arrampicata esistenti, allo scopo di garantire "la conservazione di ecosistemi, habitat e specie".

 Questo significa che il Parco si riserva un potere assoluto, che sfuggirebbe a qualsiasi forma di controllo. Se il Parco finisse in mano a dirigenti convinti che l’alpinismo sia un danno per la conservazione dell’habitat naturale, l’arrampicata e l’escursionismo potrebbero scomparire dall’oggi al domani e senza troppi complimenti.

   Altre limitazioni riguardano le falesie, che possono essere attrezzate solo in prossimità delle strade asfaltate e,  solo su autorizzazione del parco, vicino ai rifugi alpini. La pratica del bouldering viene ammessa, ma a condizione di non danneggiare flora e fauna, e di non asportare  la vegetazione dai massi. I "climbers" dovranno poi garantire la pulizia dei luoghi di arrampicata.

 

Ma come saranno fatti rispettare i divieti?  La sorveglianza viene affidata alla Corpo Forestale dello Stato. Il regolamento, inoltre, richiama una serie di norme penali da applicare contro i trasgressori dei divieti. Chi non rispettasse le regole,  sarà denunciato all’autorità giudiziaria, con il rischio di vedersi appioppare multe e condanne pesanti: fino a 6mila euro per la distruzione  e deturpamento delle bellezze naturali (articolo 734 del codice penale)    addirittura  tre mesi di carcere per inosservanza dei provvedimenti dell’autorità (articolo 650 cp) o  un anno per danneggiamento ( articolo 635 cp).  

Forse i giudici non arriverebbero a essere così severi, ma richiamare queste sanzioni non sembra il modo migliore per avviare un rapporto tra Parco nazionale, alpinisti ed escursionisti. 

Tra le varie norme, una si segnala per la sua discutibilità. Se il Parco nazionale decidesse di dichiarare una certa zona "off limits" per l’attività alpinistica, nessuno potrebbe mettervi più piede, con due eccezioni: i turisti "accompagnati da guide Alpine o Accompagnatori di Media Montagna" o i "referenti" del Club Alpino Italiano e di Club Alpini Stranieri. In tutti i casi si tratterebbe di ingressi limitati, subordinati al rilascio di una speciale autorizzazione da parte del Parco.

  Ammesso che in burocratese la parola "referenti" voglia dire "soci", non si capisce per quale motivo una tessera dovrebbe dare maggiori possibilità di accesso nelle "zone rosse" del Parco. Non parliamo poi della possibilità di farsi accompagnare dalle Guide Alpine: in quel caso l’accesso verrebbe consentito a chi accetta di pagare una "gabella" a un professionista dell’accompagnamento in montagna. Le guide alpine svolgono da secoli un’importante funzione, ma a volte, come in questo caso, si comportano come una lobby che punta a ottenere privilegi ingiustificati. Se un’area del Parco deve essere tutelata integralmente, il divieto deve valere per tutti. Se invece si tratta di limitare gli accessi, questi dovrebbero essere concessi senza discriminazioni: dal punto di vista di un camoscio nella stagione degli amori, una guida blasonata o un volgare camminatore pari sono. 

7 Responses to “DIVIETI PERICOLO SCAMPATO”

  1. Paolo
    Febbraio 18th, 2008 | 18:21

    Poteva andare peggio, e l’esperienza passata (o di altri Paesi) ce lo insegna. Vediamo l’aspetto positivo: un utile stimolo ad un’efficace autoregolamentazione. In un momento in cui si parla di “autodisciplina”, a tutti i livelli, quale strumento utile per mettere a margine chi non ha rispetto delle più elementari regole del vivere comune (… e magari lo facessero veramente tutti, a cominciare dall’alto…), saremo ancora più interessati al rispetto dell’ambiente, non solo come singoli, ma anche come collettività. Da oggi forse abbiamo un motivo in più (o forse ci stanno solo ricordando dei principi che erano già in ognuno di noi) per difendere l’immagine di tutti quelli che per la montagna (e per l’ambiente in generale) hanno e manifestano rispetto.
    Trovatemi una sola regola che anche prima non avesse senso rispettare. Certo, ora pende una scure: che una zona sia dichiarata off limits. L’obiettivo di ciascuno può essere che ciò non accada mai perché non ce ne sarà bisogno.

  2. Loris
    Febbraio 25th, 2008 | 12:14

    Ma scusate se dico la mia….. “Il Parco deve scomparire così come gestito”……. è solo l’Ente del proibizionismo….. che si uniscano tutti i Comuni montani del teramano e con azione di forza escano dal Parco… così poi vediamo se succede qualcosa…… dai!!!!! è solo un Ente dei divieti….. basta vedere le nostre due uniche località turistiche lasciata allo sbaraglio con impossibilità di sviluppo!! Non dico che bisogna aggredire la natura ma anche minimi interventi ecocompatibili….. Basta uniamoci tutti e manifestiamo contro il Parco…………

  3. Aprile 30th, 2008 | 09:10

    [...] L’articolo seguente, il nunmero 9,  dà però  al Parco Nazionale la facoltà di chiudere in qualsiasi momento sentieri e vie di arrampicata esistenti, allo scopo di garantire “la conservazione di ecosistemi, habitat e specie”. [...]

  4. fabrizio
    Settembre 29th, 2008 | 15:48

    il parco nazionale è la vera rovina del gran sasso

  5. pino
    Novembre 29th, 2008 | 14:56

    Sono regole giuste, comunque penso che la cosa più importante sia sempre il dialogo. Il parco è un’ente che oltre alla tutela dell’ambiente è responsabile anche della promozione del territorio, quindi regolamenti troppo rigidi non hanno senso quando vanno ad intaccare gli interessi economici, turistici e sportivi di chi in montagna vive e lavora.

  6. Claudio
    Dicembre 7th, 2008 | 21:44

    Mi è giunta notizia di assurde regole (addirittura molto più limitanti), per la pratica dell’ alpinismo all’ interno del parco dei Sibillini. Sapete niente?

  7. stirner
    Gennaio 19th, 2009 | 12:59

    C’è stata una riunione ad ussita, la regione marche ha “partorito” una delibera dove viene fissata a 500mt in linea d’aria la distanza da tenere dai siti di nidificazione di varie specie d’uccelli.

    Durante la riunione sono emerse posizioni molto critiche sia sulla portata della regolamentazione ( 5000 mt!!! ) sia sul modus: non si è nemmeno pensato di consultare le persone coinvolte.

    Il rappresentate dell regione si è trincerato dietro alla necessità di applicare una normativa comunitaria …colpisce lo zelo (…sempre i 500 mt in linea d’aria…) con cui si è recepita la norma!!

    Speriamo che il CAI, semmai si proporrà come referente per l’elaborazione di una regolamentazione dignitosa, si asterrà dal voler introdurre vincoli campanilistici e decisamente feudali come la necessità della tessere, l’accompagnamento di un istruttore ecc. ecc.

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